sabato 25 aprile 2015

Il Rap che fa "girare l'economia": ma che è 'stamerda?


Mi faccio chiamare Rapper Nero, mea culpa.
Qualcuno può pensare che io ami l'Hip Hop, ormai identificato massivamente (guardando l'attiva maggioranza, sia chiaro) con quello "stile di vita" fortemente musicalizzato a base di donnine, macchinoni, "bling bling" e cazzate in rima.


No, quella roba mi ha sempre fatto cagare, tanto per chiarire.

Purtroppo il nickname Rapper Nero ha un suo significato un po' complicato, ma voi direte: chissenefrega, infatti su questo non mi dilungo.

Quello su cui invece mi dilungherò, è che questi nuovi rappers (italiani e non) che, peggio dei "cuochi star", nascono come foruncoli alimentando la moda del cosiddetto "finto rap",  hanno rotto i coglioni, perchè il loro semplicmente non è rap: è merda.

Un tempo il rap era sinonimo di ribellione (anche finta, perchè no), di anti-statalismo, di
sovversione del sistema capitalista, ecc. ecc. il tutto armati solo di rime ben congegnate, bombolette spray e una sana incazzatura verso la "borghesia magnacciona".
Buona parte dei rappettari, nel loro piccolo, dispensavano concetti di tutto rispetto, come la lotta di classe, l'odio razionale verso il "boss dei piani alti", la giustizia sociale ottenuta violentemente e varie forme di ribellione più o meno condivisibili, per quanto utopistiche. Inoltre il rap era pure la voce della popolazione afroamericana, non dimentichiamo; quando gli afroamericani non si compravano cavallini a dondolo di oro massiccio ma erano seriamente ghettizzati, questa contro-cultura dava loro una sorta di rivalsa verso chi tutti i giorni faceva discriminazione razziale.
Il famoso rap militante, per intenderci, quello che non parlava di figa, quello che ha dato visibilità alla street art; certo, a volte del banale ciarpame fintoribelle mascherato da voce del popolo (tipo Del Debbio in Quinta Colonna), ma che comunque, almeno, si avvicinava all'idea basilare.

Appunto... basilare, infatti stiamo parlando solo dell'origine, di quello che sarebbe dovuto essere il rap, dell'idea pura (purtroppo) mai presa alla lettera.

La realtà però è un'altra.
La popolare musica parlata è da sempre strumentalizzata dalle multinazionali della musica, dal consumismo, dalle mode, da tutti quei concetti che fanno girare l'economia.
Già al tempo che fu (e anche in dose massiccia), non era difficile trovare il già abusato "rapper-pappa", col gioiello bling bling, la escort, la macchinozza, ecc.ecc.
Il Gangsta rapper, insomma, colui che non cerca (invano) la protesta contro il sistema, ma brama al contrario di essere una delle peggiori pedine del sistema, inducendo il popolino all'esaltazione di una presunta thug life, che predica l'arricchirsi nel peggior modo possibile (get rich, or die tryin...disse uno "stronzo gigante" anni fa), sognando traffici più o meno illeciti, sesso, puttane e tutto il contorno affine.
L'esatto contrario dell'idea iniziale di guerra verbale alla corruzione.
Un rap di stampo "fascista", che inneggia a mafie e mafiette, alla bellavita, all'ostentazione di un'opulenza macchiettistica e ad un fracco di attitudini opinabili che si farebbe volentieri a meno di sentire (e vedere) in un genere che dovrebbe predicare l'esatto contrario.
In poche parole questi parlano delle loro trombate, danno notizie in rima dell'ultimo SUVvone acquistato e fanno tanto bene al capitalismo più ignorante (con buon guadagno delle major discografiche). 

Ovviamente, essendo merda sciolta... il "mafio-rap" (e affini) è quello che tira di più.

Come non dimenticare quei grossi pagliacci fatti di crack alla Snoop Dogg, 50 Cent, P. Diddy (o Puff Daddy), Jay Z? Questi insulti viventi sono ormai schifosamente radicati nel music business, ispirando generazioni e generazioni di nuovi "rappers" coglionoidi. Complimenti a quelli che hanno sostenuto questi "cosi", comprandogli dischi e facendoli arrivare a regalare alla consorte un cavallino d'oro massiccio, complimenti.

Ma lasciamo perdere West Coast ed East Coast, per parlare di pagliacci ben più vicini a noi, magari che abitano a pochi isolati di distanza o nella nostra stessa regione; parliamo dei pagliacci di casa nostra.

Evitando di infierire sui poverini che escono dal cilindro della De Filippi, inizierei col riprendere quel "Fighez" (o Fottez...non ricordo, comunque un nome simile), che fa tanto il "ragazzino simbolo dei ragazzini", lo stereotipo giovanile del periodo crisi, talmente ragazzino che le sue "canzoni" sono ascoltate dai soli under 7. Quel tipo che fa l'alternativo (perchè a differenza di altri che ostentano ricchezza, questo è un mezzo ibrido ancora più irritante) ma poi lo becchi alle sfilate di moda, insieme agli evasori in Svizzera e ai busoni arricchiti. Quel tipo famoso perchè usciva dal letto del "Signorina"... insomma, quello lì.
Continuiamo la crociata andando a pescare i ben più anzianotti "Club Cagnolone" (chi ha occhi intenda), quel terzetto composto da un omino della Michelin, uno che pare "settantenne" e un altro tipo solo insignificante. Quel terzetto partito "underground" ('nzomma...anche no) ma che nelle "canzoni", una più scema dell'altra in crescendo, inneggia sempre di più al "papponismo", alla "bella vita" da club notturno, alle mignotte, ecc.ecc. il tutto con uno stile gangsta anche più ridicolo delle controparti americane. Basta vedere un video di 'sti individui per entrare in un orgia (letteralmente) di culi, strusciamenti, coca, fantasie da film pulp\porno (girato a Porta Cicca) e i soliti atteggiamenti da eterni 15enni "spavaldoidi" di periferia, che si bullano dicendo - grosse - minchiate.
Se andiamo avanti a fare insulti a questi pseudo musicanti non la finiamo più, fra Marracoso e l'altro del Marakanà, ci sarebbe l'imbarazzo della scelta... anche perchè si vede dove il "rap dozzinale" vuole andare a parare per spillare soldi a qualche pre-adolescente in calore: le tematiche sono sempre inneggianti al consumismo sfrenato, ad abitudini borghesissime (e nocivissime) mascherate da ribelli, quali la realizzazione di se stessi attraverso il guadagno illecito, la grande attenzione a tutto ciò che circonda la sfera sessuale e, praticamente, nessun riferimento a ciò che dovrebbe essere veramente il rap.
Non si sa quanto questi omini siano strumentalizzati dalla discografia, che in un certo senso impone questi costumi (perchè la moda è quella), ma il messaggio è chiaro e nessuno toglie che, fino a prova contraria, rimane una grossa mangeria di stronzi.

*Chiariamo però che qui si stava criticando solo quello che generalmente passa la TV nazionale, o peggio, la Music Television (quel contenitore di "fondamentali" programmi tipo Jersey Shore). Il rap italiano ed internazionale è anche altro ovviamente, sono tanti i rappers (sconosciuti o semi tali) degni di nota, sia per tematiche che per tecnica, solo che data la mentalità corrente, ciò che esula dal cazzonismo consumistico non viene minimamente pubblicizzato, facendo credere quello che fa comodo un po' a tutti per far "girare l'economia".

Sdegno e disprezzo... più disprezzo.

1 commento:

  1. Il rap altri non è che un subbuglio giovanile, che rappresenta l'ingenuità del bimbo che crede di esser cresciuto, mentre il cammino per diventare un vero uomo è ancor lungo.

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